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Lezione spettacolo 2012/2013 dedicata a
Capitan Salgari alla riscossa
ovvero: la tigre di Verona
(un progetto di Andrea Pennacchi)
“La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili irati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo”
(incipit de “La tigre della Malesia”)

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Sandokan l'ho conosciuto attraverso la televisione, prima che sui libri, e per me ora ha in modo indelebile il volto di Kabir Bedi (conosciuto ora dai giovani grazie all'Isola dei Famosi, non ricordo quale edizione), eppure quei racconti esotici e caserecci al tempo stesso hanno formato il mio immaginario in modo fondamentale.
Per cent'anni l'opera di Salgari ha unificato l'Italia, nella lingua e nell'immaginario, più del suo contemporaneo De Amicis; i suoi 88 romanzi e racconti, ambientati in luoghi lontani ed esotici, hanno contribuito all'educazione dei giovani italiani più di quanto i suoi detrattori siano disposti ad ammettere, da vero precursore dell'industria culturale moderna.
Il giovane Emilio Salgari nutriva un grande sogno: solcare i mari e gli oceani per raggiungere terre lontane e selvagge: apparentemente non vi riuscì mai. In realtà, la sua fantasia spaziò senza limiti nello spazio e nel tempo, immedesimandosi nei suoi eroi e vivendo le sue avventure al punto di raccontarne alcune come se provenissero dalla sua esperienza. Credeva talmente nei suoi racconti da mettere in scena la propria tragica morte, nel 1911, come fosse l'epilogo di un popolare melodramma.
E forse in nessun altro eroe si identificò come nel pirata Sandokan, la tigre della Malesia.
In Sandokan, durezza dell'epica, esotismo e convenzionali languori da Belle Epoque (nelle parole del critico Antonio Franchini) concorrono nella creazione di un archetipo che è servito a far sognare ragazzi nati, grosso modo, fra il 1870 e il 1970. Un secolo intero, in uno dei momenti di massima accellerazione, velocità, ricambio della storia e dei suoi miti, non è poco.
Oggi, nel momento in cui Salgari non è più letto dai giovani, avviene forse uno sdoganamento che prelude all'estinzione (ma Sandokan è pur protagonista di un cartone animato, a riprova del fatto che i miti non muoiono mai).
Salgari, Sandokan e il Corsaro Nero non sono più ciò che gli educatori ritenevano un invito alla fantasia anarchica e improduttiva, alla permanenza nella ripetitività circolare tipica dell'infanzia, alla monotonia ossessiva – quel mondo sempre identico di giungle, pagode, mari e prahos – un rassicurante giardino d'infanzia dal quale a un certo punto, con l'arrivo della maturità, sarebbe stato bene emanciparsi.
Creatore e creatura, il capitano Salgari e il suo pirata, ricompaiono assieme, affratellati nello stesso paradigma, maturo, addirittura intellettuale, questa volta: l'amarezza per il valore sfortunato, la compassione per l'ingiusta irrisione dei contemporanei, la tenerezza verso l'immaginazione surriscaldata, la nostalgia per lo scarto insopportabile tra la realtà e l'avventura, lo stupore per una visione del mondo già multiculturale, anticolonialista e anticapitalista (già in Giovanni Arpino, Paco Ignatio Taibo II ed Ernesto Ferrero).
Mi piacerebbe raccontare un po' della mirabolante vita della fantasia di Emilio Salgari, unita a un'avventura della sua creatura di maggior successo, come omaggio a un grande narratore e per ricordare un genere letterario poco blasonato, ma di grande impatto.
Gallo C. & Bonomi G., Emilio Salgari: la macchina dei sogni, Milano, 2011
Gonzato Silvio, La tempestosa vita di Capitan Salgari, Vicenza, 2011
Magris L., Salgari o il piccolo grande stile, in ltaca e oltre, Garzanti, Milano 1982.
Salgari E. (a cura di Antonio Franchini), Le tigri di Mompracem, Milano, Milano, 2011
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