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ARTEVEN 2008 –2013 Il nostro progetto e il nostro impegno per la promozione della Cultura Teatrale nelle Comunità Venete (Assemblea degli Associati – 27 giugno 2008). ARTEVEN è di fatto un network culturale continuamente in trasformazione. Lo è dalla sua nascita poiché aggregazione di Enti locali e privati associati intorno ad obiettivi e scopi ben precisi sanciti da uno Statuto e da un documento programmatico e approvati dai propri associati, sempre in aumento. Questo modello, una rete virtuosa di soggetti legati da obiettivi comuni, a cui molti altri enti culturali in campo nazionale e internazionale si vanno conformando, ci ha permesso di determinare un unico scopo condiviso da tutti: la promozione e la diffusione del teatro e della danza attraverso progetti globali, non solo in ambito regionale ma nazionale e internazionale superando barriere linguistiche e culturali. ARTEVEN si porrà anche in futuro, per esperienza e competenza, come un punto di riferimento strategico degli Enti Locali e privati che operano nel settore della prosa e della danza. Tra i nostri obiettivi principali vi è quello di accompagnare tutti i processi di costruzione della filiera dello spettacolo dal vivo. Dalla possibilità di essere interlocutori nella fase ideativa e produttiva, sia nazionale che regionale dello spettacolo professionale stabile, fino alla distribuzione e organizzazione sul territorio. La necessità di essere presenti dal momento ideativo del progetto alla sua completa realizzazione - una sorta di "dal produttore al consumatore" - comporta un enorme e articolato controllo economico con benefici per gli associati visibili immediatamente. La grande produzione tenderà sempre più a creare opere che non potranno essere agilmente presenti nei teatri decentrati compromettendo i progetti culturali del territorio. Si rende quindi indispensabile pensare ad un prossimo futuro in cui i costi di un artigianato teatrale sempre più complesso e oneroso possano ricadere in maniera gravosa sull’utenza finale, determinando un aumento dei costi all’utenza insostenibili. La metropoli diffusa, che identifica il territorio del Veneto, è composta da decine di teatri e spazi che non possono competere con le grandi città capoluogo di altre regioni. La natura del territorio è molto articolata, difforme, disomogenea e cercare una chiave unica per attuare la proposta artistica non permetterebbe uno sviluppo così interessante. Un’unica procedura per attivare i progetti sarebbe un errore fondamentale. L’analisi continua del territorio e la sintesi devono essere sempre in discussione. Arteven, nel tempo, ha saputo cogliere le debolezze sia delle aree dove il teatro si compie con continuità individuando quale ambito poteva essere sostenuto a completamento di una offerta al cittadino, sia in quelle aree dove lo spettacolo dal vivo è completamente assente ricostruendo con pazienza il pubblico. Questa "elasticità" nell’interpretare le esigenze degli associati, trasformando le difficoltà in occasioni di nuove opportunità, hanno permesso al circuito di avviare con successo nuovi teatri privi di programmazione. Questa differenziazione dell’azione culturale ha permesso ad Arteven di "rischiare" molto di più di quanto potesse essere possibile mostrando al pubblico la creatività contemporanea e le nuove proposte. Dobbiamo continuare ad abbinare al teatro e alla danza ulteriori occasioni di sensibilizzazione per il pubblico anche attraverso la lettura di testi presso la scuola in collaborazione con i numerosi studenti universitari che hanno scelto la nostra disciplina quale occupazione per il loro lavoro. In continuità con le nostre attività dovremo potenziare gli ambiti strategici e promuovere, senza la ricerca immediata del risultato, azioni culturali, laboratori teatrali per la scuola, convegni, produzione di DVD, attività editoriale con l’obiettivo della promozione del pubblico al teatro e alla danza. Sarà indispensabile una penetrazione ancora più capillare nel territorio, in un mondo che si globalizza e tende a perdere la propria identità; deve essere un ulteriore obiettivo interpretare con rinnovata energia la potenzialità del nostro territorio per comprendere meglio la collocazione della nostra regione in ambito europeo. Non vogliamo rincorrere la politica dell’"eventismo", che riteniamo troppo veloce e poco strategica per un sistema come il nostro che punta sulla stabilità. Puntare su un evento forte e non pensare alla formazione dello spettatore può indurre a generare solo bisogno di consumo (culturale) e non crescita dell’esigenza di partecipazione alla convocazione teatrale. Il nostro lavoro deve costruire la necessità di crescita civile attraverso la cultura dello spettacolo dal vivo. Abbiamo la consapevolezza che il percorso è difficile e in salita, ma il numero di presenze che segue i progetti proposti ci incoraggia e fa ben sperare al nostro sistema. Per opporci alle politiche del "mordi e fuggi" non abbiamo alternative se non contrapporre la qualità delle proposte e le modalità di comunicazione. I quasi trecentomila biglietti venduti non possono che inorgoglire, in special modo se si pensa che la nostra azione avviene in teatri di media e bassa capienza e quelli di grosse dimensioni non superano i settecento posti. In ogni caso è necessario guardare oltre i risultati e progettare il futuro senza mai trascurare l’investimento sul pubblico che frequenterà i teatri di domani. Un nuovo fattore è alle porte ed è costituito dai nuovi teatri già pronti o in via di ultimazione. Questi spazi che sono costati alle comunità investimenti importanti non possono rimanere senza programmazione, o peggio, senza un progetto generale o un collegamento con la distribuzione nazionale. Ma ogni nuovo teatro che apre alla comunità, seppur rappresenta un arricchimento per la città ospitante, non può pesare solo sull’Ente Locale. I bacini di utenza non seguono più logiche di divisione o confini politici. I programmi differenziati propongono un panorama teatrale e della danza in cui lo spettatore può scegliere anche spostandosi. E’ necessario che la Regione, a fronte di questo nuovo fermento culturale, possa fornire adeguate economie per ogni nuova apertura anche valutando i risultati ottenuti attraverso la collaborazione con Arteven. Se così non sarà diventerà sempre più complicato garantire gli standard qualitativi realizzati presso quei teatri che storicamente sono coordinati dall’Associazione. Dobbiamo inoltre, ne va della stessa sopravvivenza del progetto, saper interpretare le nuove idee teatrali e le nuove esigenze di un pubblico stanco dell’appiattimento televisivo. E’ una grande occasione alla quale non possiamo mancare. Dobbiamo agire affinché lo spettacolo dal vivo divenga ancor più di una pregevole abitudine facendo rientrare il teatro tra i migliori modi di investire il proprio tempo libero. Non dobbiamo abituare il pubblico ad andare passivamente a teatro, ma stimolare l’esigenza alla partecipazione. Anche il più piccolo spettacolo dal vivo se collocato in luoghi suggestivi e affascinanti contribuisce sostanzialmente al turismo culturale della nostra regione. Nei periodi più caldi dell’anno intendiamo continuare la proposta di spettacolo in ambiti dove il connubio artistico e architettonico tra spazio e performance teatrale e di danza sia equilibrato. Le esperienze accumulate in questi anni di progetti estivi in rete hanno dato risultati stupefacenti anche su piccoli spettacoli grazie solo alla collocazione logistica. Infine un augurio per il nostro sistema teatrale regionale. La Regione del Veneto si sta dotando di una nuova legge per la cultura e il percorso pare in dirittura d’arrivo. Così saremo tutti entusiasti di operare all’interno di regole chiare e auspicando un riconoscimento formale della nostra operatività. Se la legge generale dovesse registrare battute d’arresto che ne impediscano l’approvazione questo nuovo Consiglio di Amministrazione deve insistere per ottenere un riconoscimento di cui altri circuiti in altre regioni sono dotati. Finché non otterremo quel che spetta a questa struttura che si mette in gioco ogni giorno da quasi trent’anni saremo sempre deboli. Finché gli Amministratori saranno costretti a firmare con i beni personali il credito bancario di cui una struttura che sfiora i sette milioni di euro ha bisogno per garantire alle compagnie teatrali ed ai fornitori di servizio un pagamento in tempi ragionevoli, non potremo che svilupparci a intermittenza su un territorio che si sta attrezzando e che sta conoscendo negli ultimi anni un nuovo rinascimento culturale. |













