Silvio Orlando 
SI NOTA ALL'IMBRUNIRE
Solitudine da paese spopolato

di Lucia Calamaro
Con (in ordine alfabetico) Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini
scene Roberto Crea
costumi Ornella Campanale, Maria Campanale
luci Umile Vainieri
regia Lucia Calamaro

© Copyright Foto: Maria Laura Antonelli / AGF



Da tre anni Silvio passa le sue giornate da solo in un villaggio spopolato, acquisendo un buon numero di manie. La più grave di tutte è che non vuole più alzarsi né camminare: ormai vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. I figli vanno a trovarlo in occasione della messa in ricordo della moglie, morta ormai da dieci anni e per trascorrere un fine settimana nella casa di campagna. I figli Alice, Vincenzo, Maria e il maggiore Roberto, che finora non se ne erano preoccupati troppo, cercano di smuoverlo da questa posizione, metafora del suo stato mentale. Emergono empatie, distanze e rese dei conti, ma nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà: si accorgerà infatti che senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano la vita può essere esattamente come uno decide che sia… Ma fino a un certo punto.



NOTE DI REGIA
“Questo spettacolo – che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso, Silvio Orlando – trova le sue radici in una piaga, una maledizione, una patologia specifica del nostro tempo che io, personalmente, ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “solitudine sociale”. A mettere in luce i rischi di questa situazione due studi presentati al 125° Incontro annuale dell’American Psychological Association (APA). Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi infatti, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del contatto con gli altri, un bisogno che ci permette di sopravvivere. La preoccupazione insorge ancora di più se si pensa che questo tipo di “solitudine estrema” si sta espandendo e continuerà a crescere nei prossimi anni tanto che La Francia ha creato “la giornata della Solitudine“ e l’Inghilterra ha istituito, addirittura, un ministero della solitudine.

Secondo gli esperti potremmo trovarci alle prese, e non solo nei paesi più ricchi, con un’epidemia di solitudine. Diffusa oramai anche tra i giovani. Silvio Orlando è, secondo me, un attore unico. Capace di scatenare per la sua resa assoluta al palco, le empatie di ogni spettatore, e con le sue corde squisitamente tragicomiche, di suscitare riquestionamenti, emozioni ed azioni nel suo pubblico.

E insieme ci piace pensare che gli spettatori, grazie a un potenziale smottamento dell’animo dovuto – speriamo – a questo spettacolo, chiameranno di nuovo quel padre, quella madre, quel fratello, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia”.
Lucia Calamaro

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