Riccardo Gamba | Pietro Quadrino | Davide Sportelli | Francesco Wolf
SAVANA PADANA

dal romanzo di Matteo Righetto
drammaturgia e regia Stefano Scandaletti
movimenti di scena Davide Sportelli
sound design Lorenzo Danesin
luci Enrico Berardi
produzione Teatro Stabile del Veneto



Savana Padana è una storia di confini: quello tra i capannoni e i campi di mais, quello tra gli italiani e gli stranieri più o meno integrati, quello tra la ricchezza economica e la povertà culturale. In queste frizioni lo scrittore Matteo Righetto cerca i contenuti per il proprio romanzo, che è un racconto fortemente contemporaneo e sanguigno, un noir dai tratti grotteschi. La versione teatrale, adattata e diretta da Stefano Scandaletti, offre una rilettura del testo tragicomica dal sapore pulp che descrive una sorta di far west in salsa padana. La parabola è raccontata dalla voce di quattro attori in uno spazio fortemente simbolico. Per sopravvivere alla disperazione i quattro protagonisti cercano una rivalsa a discapito di qualcun altro, in definitiva pretendono qualcosa indietro dalla vita.


Note di regia
Un paese disperso nella pianura Padana, tra Brenta e Piovego, una fascia di terra, umida e tignosa, dove Matteo Righetto e io siamo cresciuti. Righetto ambienta proprio qui, in questo territorio che pare senza regole, il suo primo romanzo, e io scelgo di portare in scena quel panorama umano che ha formato la mia adolescenza con una rilettura tragicomica, dal sapore pulp.

Seguiamo i personaggi del romanzo nei meandri delle loro losche attività di scambio, infarcite di diatribe, conflitti, inganni: prede, predatori e strategie di sopravvivenza – l’immaginario brutale che divide il forte e il debole. Il tempo è fermo, la natura non è indifferente alle risse degli uomini. La statua di un santo diventa nascondiglio e oggetto del desiderio. Il motore dell’azione è affidato a questi elementi che scandiscono il clima di malessere e danno un input chiaro alla storia.

Una delle sfide e dei temi di lavoro più difficili è come affrontare una riflessione sulla libertà di azione e sulla responsabilità individuale che tocca il pensiero di noi oggi. In una società che ci invita a rompere tutti i legami, che indebolisce le condizioni della civiltà, in cui non si parla d’altro se non della necessità di proteggersi, di sopravvivere alle catastrofi in arrivo, si giunge a un punto in cui tutti si sentono liberi da principi o divieti, atti e comportamenti impensabili diventano possibili in una sorta di habitat dove tutto è permesso.
Stefano Scandaletti

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