Ottavia Piccolo e Orchestra Multietnica Di Arezzo raccontano
OCCIDENT EXPRESS
(Haifa è nata per star ferma)


scritto da Stefano Massini
uno spettacolo a cura di Enrico Fink e Ottavia Piccolo
musica composta e diretta da Enrico Fink
disegno luci Alfredo Piras
© Copyright Foto: Alessandro Botticelli

con Ottavia Piccolo
e con Gianni Micheli clarinetti e fisarmonica, Massimo Ferri oud, cümbüs, bouzouki, chitarra, Luca Roccia Baldini basso e contrabbasso, Mariel Tahiraj violino, Leidy Natalia Orozco viola, Maria Clara Verdelli violoncello, Massimiliano Dragoni salterio e percussioni, Enrico Fink flauto

produzione Teatro Stabile dell’Umbria/Officine della Cultura


Nel 2015 una donna anziana di Mosul
si mise in fuga con la nipotina di 4 anni:
ha percorso in tutto 5.000 chilometri,
dall’Iraq fino al Baltico,
attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani” .
Questa è la sua incredibile storia.


Occident Express è la cronaca di un viaggio, il diario di una fuga. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino. Ci sono cose che fai senza sceglierle, sono semplicemente loro che scelgono te. Così Haifa non sceglie di mettersi in cammino: qualcosa di più grande decide per lei, obbligandola a lasciarsi tutto alle spalle. Una donna coi capelli bianchi costretta a tagliare il filo della sua esistenza, mettendosi alla ricerca di una mèta. Dalle terre aride di Hulalyah, nel nord dell’Iraq, risalendo l’Europa fino ai ghiacci del mar Baltico, Haifa strappa coi i denti una tappa dopo l’altra, ogni volta morendo, ogni volta nascendo. Un’odissea del Terzo Millennio, un racconto spietato fra parole e musica, senza un solo attimo di sosta: la terribile corsa per la sopravvivenza.

«Conobbi la storia di Haifa Ghemal nel marzo 2016. Un importante quotidiano europeo mi propose di scrivere un pezzo sul suo viaggio al tempo stesso agghiacciante e formidabile. Il contatto con questa cronaca fu in effetti impressionante: un concentrato inaudito di violenza, tenerezza, terrore e umanità, in un crescendo senza fine. Trovai che nella storia di questa anziana donna ci fosse molto del nostro tempo: la gratuità del male, l’onnipotenza del danaro, l’irrompere sulle nostre strade di una forza incontrollabile per lungo tempo sconosciuta all’occidente: la lotta per la vita. (…) Dalla storia di Haifa Ghemal ho tratto quindi questo racconto, trattando la realtà dei fatti come un terreno fertile da cui far sorgere la pianta verde di un’epica moderna. Come i cantastorie di un tempo, ho usato la cronaca per costruirvi sopra un edificio, affinché una piccola storia divenga il paradigma di un’epoca intera. La mitologia è questo, in fondo. E il viaggio di Haifa si aggiunge, credo, a quella lista di miti davanti a cui ogni Omero chinerebbe la testa: sono leggende già pronte, impossibile non dargli forma scritta».
Stefano Massini

«"Rimandiamoli a casa loro", "Aiutiamoli nel loro paese", "Che ci vengono a fare qui?"… Per rispondere a chi fa affermazioni del genere, voglio raccontare questa storia. Mi aiuta a non voltare la testa dall'altra parte. Mi metto in cammino con Haifa e dopo non sarò più la stessa».
Ottavia Piccolo

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