Al nastro di partenza la 22ª edizione della rassegna ARTI INFERIORI 2025/26 realizzata da Arteven. Appuntamento al PICCOLO TEATRO in via Asolo 2, dove alle ore 19.30 si svolgeranno gli incontri con la compagnia/gli artisti e alle ore 21 andranno in scena gli spettacoli.
Il nuovo programma propone sei spettacoli di teatro contemporaneo e uno di danza, tutti con interpreti e compagnie che non mancheranno di incontrare il favore del pubblico patavino.
Due gli appuntamenti nel 2025. Si inizia il 4 DICEMBRE con MM Contemporary Dance Company che a Padova porta BOLERO SOIRÉE Vivaldi umane passioni / Bolero, coreografie del direttore, artistico della compagnia Michele Merola su musiche di Antonio Vivaldi, e Maurice Ravel e Stefano Corrias. Questa serata all’insegna della danza contemporanea inizia con l’intenso Vivaldi umane passioni in cui il coreografo cerca prospettive, simmetrie, assonanze tra l’umano sentire e la musica del grande compositore veneziano. Nel realizzare la sua versione coreografica del Bolero, seconda parte del programma, Merola si è confrontato la musica di Ravel incentrando la sua creazione sul ventaglio inesauribile dei rapporti umani, in particolare quelli di coppia.
Il 16 DICEMBRE appuntamento con TARTUFO dall’omonima commedia di Molière, rielaborazione drammaturgica e regia di Michele Sinisi, che è anche uno degli interpreti insieme a Stefano Braschi, Gianni D’Addario, Sara Drago, Donato Paternoster, Bianca Ponzio, Marco Ripoldi, Giulia Rossoni e Adele Tirante. Il protagonista forse è l’essenza stessa, ultima e malata, del male. Nato come satira della borghesia secentesca francese, Tartufo è diventato un simbolo, il truffatore per antonomasia capace di attraversare ogni epoca, rimanendo sempre incredibilmente attuale. Michele Sinisi si confronta nuovamente con un classico, muovendosi all’interno di una commedia che, dietro le sfumature farsesche, cela un lato oscuro dato dall’ambiguità di un protagonista sinistro, misterioso. La parola di Molière viene qui rimasticata, attualizzata e contaminata acquisendo una freschezza dal sapore contemporaneo.
Il calendario degli spettacoli riprende il 23 GENNAIO con un allestimento dedicato ad un fatto di cronaca: WONDER WOMAN di Antonio Latella, che ne è anche regista, e Federico Bellini. Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo. Le giudici della Corte d’Appello assolsero gli imputati perché la ragazza risultava “troppo mascolina” per essere attraente e causa di violenza sessuale. La Corte di Cassazione, fortunatamente, ribaltò il giudizio condannando gli autori dello stupro. Ma rimane la memoria del primo giudizio riferito all’estetica della vittima. Lo spettacolo ripercorre i contenuti essenziali di questa vicenda, affidando a quattro giovani donne il racconto – in scena Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti – immaginato e teatralizzato, del caso giudiziario.
Ascanio Celestini, accompagnato da Gianluca Casadei alla fisarmonica, il 7 FEBBRAIO con il suo spettacolo ci porta in una periferia di Roma che somiglia a tante periferie del mondo si intrecciano le vite di POVERI CRISTI. C’è Giobbe, magazziniere analfabeta che ha ideato una tecnica per sistemare la merce nel magazzino. C’è la Vecchia che insegna alla Prostituta che per il sapere e la cultura non serve necessariamente il denaro. C’è Joseph che prima di arrivare in Italia è stato seppellitore, emigrante, schiavo, naufrago, detenuto, facchino e barbone. E tanti altri personaggi accomunati dall’essere quelli che finiscono sui giornali quando accade qualcosa di grave, di scandaloso. Per ogni replica l’autore e interprete Celestini sceglie solo un paio di storie e cerca di raccontarli come santi quando succede un prodigio.
LISISTRATA di Aristofane si regge su un presupposto terribilmente serio e grave, qualcosa che affligge l’umanità da sempre e che pare essere da sempre inarrestabile: la guerra. Il 18 FEBBRAIO in scena Lella Costa con Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini diretti da Serena Sinigaglia. La grande commedia è sempre una provocazione, scandalo che scuote le coscienze. È l’assurdo che si fa segno di ribellione, di visioni
altre, magari poco probabili ma forse possibili. Lo sciopero del sesso da parte delle donne può essere una soluzione per fermare la guerra? Per rilanciare la vita e l’amore? Oggi più di ieri questa esilarante e perfetta commedia ci parla. Il suo antico richiamo risuona potente: “Donne di tutto il mondo, unitevi! Perché non ci provate? Magari è la volta buona che ci riuscite!”
LA DAME AUX CAMELIAS, uno dei più grandi classici della letteratura ottocentesca, è stato il modello per una miriade di prodotti artistici di grande successo: balletti, opere, testi teatrali, film. E cosi mentre il mito, ripetizione dopo ripetizione, si fa più stucchevole e sentimentale, in questa nuova prova di Giovanni Ortoleva, in scena il 13 MARZO, La signora delle camelie diviene soprattutto la cronaca impietosa di un omicidio sociale, in cui la violenza classista smaschera il romanticismo che l’ha coperta. Nel corso dei secoli l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand Duval ha continuato a ripetersi diventando, forse, il più grande mito romantico moderno. Ma il romanzo di Alexander Dumas figlio – autobiografico – insieme agli struggimenti e alla nobiltà d’animo della sua eroina, racconta il voyeurismo e la perversione di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo della donna. Una storia che continua a toccarci, più di quanto vorremmo.
La rassegna si conclude il 26 MARZO con COME SE NIENTE FOSSE di e con Davide Grillo. Si tratta di un monologo comico sul rapporto tra il precariato, la mancanza di senso e la fine delle cose. Sul come si smette di essere figli e sulla cura, sul neoliberismo e sul continuo senso di inadeguatezza che questi ci regala. Come se niente fosse – afferma Davide Grillo – è nato dal tentativo di raccontare attraverso il genere fantastico e il pensiero esistenzialista, un certo tipo di inadeguatezza e di smarrimento mio e della mia generazione, i nati tra gli anni ottanta-novanta, e temo anche di quelle prima e dopo.
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